Frutta per diabetici: gli avocado possono prevenire il diabete

Quando si pensa alla frutta per diabetici solitamente viene in mente la classica mela. Forse non tutti sanno che includere gli avocado nella dieta può aiutare a prevenire o ritardare lo sviluppo del diabete. Ora studi scientifici confermano l’ipotesi.

Sappiamo che il diabete si caratterizza per le fluttuazioni del livello degli zuccheri nel sangue ed è attualmente una delle maggiori preoccupazioni per la salute in tutto il mondo. In realtà, nonostante la gravità del problema, il diabete può esser gestito in massima parte monitorando la dieta. E oggi si scopre che mangiare avocado può tenere a bada il diabete, non solo per il suo bassissimo indice glicemico.

Ecco perché gli avocado sono frutta per diabetici

Il risultato dello studio che rivela il rapporto tra avocado e diabete si trova pubblicato sulla rivista Molecular Nutrition and Food Research. La ricerca condotta dal Prof. Paul Spagnuolo ha dimostrato come un composto presente solo nel frutto dell’avocado possa inibire i processi cellulari che normalmente portano al diabete. Nei test di sicurezza effettuati sull’uomo è anche emerso che la sostanza è stata assorbita nel sangue senza effetti negativi su reni, fegato o muscoli.

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Cosa accade esattamente? La resistenza all’insulina impedisce al sistema di rimuovere correttamente il glucosio dal sangue. Questo tipo di complicazione può insorgere quando i mitocondri, o le centrali energetiche nelle cellule del corpo, non sono in grado di bruciare completamente gli acidi grassi.

Normalmente, l’ossidazione degli acidi grassi consente al corpo di bruciare i lipidi. L’obesità o il diabete ostacolano tale processo, portando ulteriormente a un’ossidazione incompleta. I ricercatori hanno scoperto che la “avocation B” (AvoB), una molecola grassa presente solo negli avocado, contrasta l’ossidazione incompleta nei muscoli scheletrici e nel pancreas e riduce l’insulino-resistenza.

Il rapporto avocado diabete nella ricerca

Il team ha nutrito topi con una dieta ricca di grassi per otto settimane per indurre obesità e insulino-resistenza. Per le successive cinque settimane, hanno aggiunto la molecola AvoB alla dieta ricca di grassi di metà dei topi. Al termine del periodo i topi trattati pesavano significativamente meno di quelli nel gruppo di controllo, mostrando un aumento di peso decisamente più lento.

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Ma il dato più importante sottolineato dal dott. Spagnuolo è un altro. I topi trattati hanno mostrato una maggiore sensibilità all’insulina; il che significa che i loro corpi sono stati in grado di assorbire e bruciare la glicemia e migliorare la risposta insulinemica.

A questo punto la domanda è d’obbligo: funzionerà sull’uomo? Intanto possiamo dire che i risultati di un primo studio clinico sugli uomini sono confortanti. La molecola AvoB, somministrata come integratore alimentare ai partecipanti che seguivano una tipica dieta occidentale, è stata assorbita in modo sicuro nel sangue senza influenzare i reni, il fegato o i muscoli scheletrici.

È interessante notare che il team ha anche osservato una perdita di peso nominale negli umani, sebbene Spagnuolo abbia affermato che il risultato non è statisticamente significativo. Ad ogni modo, una volta dimostrata la sicurezza per la salute dell’uomo, i ricercatori hanno in programma di eseguire studi clinici per testare l’efficacia di AvoB nel trattamento dei disturbi metabolici sulle persone.

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Un articolo di dimagrire 2.0 pubblicato il 26 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Novembre 2019

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