Rischio cardiometabolico bambini alimenti ultraprocessati upf

Gli alimenti ultraprocessati che i nostri figli mangiano oggi potrebbero comportare un aumento del rischio cardiometabolico nella vita adulta. Secondo uno studio recente, già dalla tenera età si possono scorgere i primi segnali di futuri problemi cardiometabolici come infarto, ictus e diabete.

Sembra ormai certo che le abitudini malsane iniziano in tenera età. Un’analisi lucida di poche parole era stata già fornita dal dottor Stuart Berger, cardiologo pediatrico e presidente della sezione di cardiologia e chirurgia cardiaca per l’American Academy of Pediatrics. “Una delle cose importanti da imparare è che alcune delle condizioni con cui abbiamo a che fare nel mondo degli adulti, molto probabilmente iniziano molto presto nella vita.

Segnali di rischio metabolico nei bambini

Lo studio è stato pubblicato venerdì 17 maggio su JAMA Network Open. Sono stati analizzati i dati di oltre 1.400 bambini dai 3 ai 6 anni scelti dalle scuole di sette città spagnole. Ai genitori o agli operatori sanitari dei bambini osservati è stata fornita una serie di questionari da completare a casa, per raccogliere informazioni sui fattori della prima infanzia, sulle caratteristiche materne e sui modelli dello stile di vita.

I ricercatori hanno diviso i dati dei bambini in tre gruppi in base alla quantità di cibo ultraprocessato che mangiavano. Lo studio ha dimostrato che i bambini che consumavano cibi maggiormente trasformati hanno rivelato maggiori probabilità di incorrere in fattori di rischio cardiometabolico, come un alto indice di massa corporea, una pressione sanguigna sistolica e un rapporto vita-altezza più elevati.

Ma quali sono questi cibi? Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, gli alimenti ultraprocessati (UPF) sono quelli che contengono ingredienti “mai o raramente utilizzati in cucina, o classi di additivi la cui funzione è quella di rendere il prodotto finale appetibile o più appetibile”.

Questi ingredienti sono presenti in bibite, patatine, zuppe confezionate, crocchette di pollo e gelati. Possono includere inoltre conservanti contro muffe o batteri, coloranti artificiali, emulsionanti e zuccheri, sale e grassi aggiunti o alterati per rendere il cibo più gustoso o attraente.

“Gli americani mangiano cibi ultraprocessati ogni giorno”, ha affermato il dottor Andrew Freeman, direttore della prevenzione e del benessere cardiovascolare presso la National Jewish Health di Denver.

In realtà sono molti gli studi che hanno dimostrato gli effetti negativi sulla salute degli alimenti ultraprocessati negli adulti. Lo studio di venerdì scorso, però, è tra i primi a mostrare l’impatto che questi cibi possono avere sulla salute cardiometabolica dei bambini piccoli.

Secondo Berger, professore di pediatria presso l’Ospedale pediatrico Ann & Robert H. Lurie di Chicago, “questo particolare argomento, i consumi e i rischi degli alimenti ultraprocessati, è molto importante per i bambini”. L’alimentazione potrebbe avere impatti duraturi sulla salute dei più piccoli nel lungo periodo.

Alimenti ultraprocessati e rischio cardiometabolico

Lo stesso Berger ha sottolineato che lo studio è osservazionale. In altre parole, se da un lato i ricercatori hanno potuto identificare un’associazione tra la quantità di alimenti ultraprocessati che fanno parte della dieta e i fattori di rischio cardiometabolico nei bambini, non possono affermare che l’uno sia causa dell’altro.

Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione agli effetti dei cibi ultraprocessati sui bambini piccoli, perché il modo in cui le persone mangiano per il resto della loro vita è fortemente influenzato dalla loro alimentazione di partenza.

“Quello che sappiamo è che le persone che mangiano in un certo modo, anche le madri mangiano quando ancora il bambino è nell’utero, determinano le preferenze del bambino”, ha detto Freeman. “Ci sono tantissime pubblicazioni che hanno dimostrato che ciò che mangiamo all’inizio della nostra vita, in realtà pone le basi per ciò che accadrà in futuro”.

Modificare la dieta di tuo figlio dagli alimenti ultraprocessati a cibi più freschi è molto più facile quando sono molto piccoli, ha detto Berger.

I risultati dello studio forniscono nuove informazioni sull’associazione tra consumo di UPF e rischio cardiometabolico. Soprattutto, mettono l’accento sull’importanza di riconoscere che le prime abitudini alimentari durante l’infanzia potrebbero avere implicazioni future sulla salute cardiometabolica.

Rischio cardiometabolico: risultati dello studio

In questo ampio studio trasversale, il consumo di UPF è stato associato positivamente ai livelli di glucosio plasmatico a digiuno, BMI, circonferenza vita e indice di massa grassa e inversamente associato alla concentrazione di colesterolo HDL.

Questi risultati evidenziano l’importanza di promuovere alimenti non trasformati o minimamente trasformati e di ridurre il consumo di UPF, in particolare a partire dalla più tenera età.

I principali prodotti UPF consumati sono pasticcini, bevande dolci, biscotti e caramelle. Diversi possibili meccanismi potrebbero spiegare i risultati sull’aumento del rischio cardiometabolico.

Prima di tutto, gli alimenti ultraprocessati contengono quantità maggiori di sodio, calorie, grassi e zuccheri e quantità minori di fibre, che sono ben riconosciute come fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio cardiometabolico.

Inoltre, alcuni UPF possono essere collegati a una risposta glicemica più elevata e dunque ad una maggiore concentrazione di zuccheri nel sangue. È ormai dimostrato che un elevato consumo di bevande zuccherate può ritardare il segnale interno di sazietà, portando a un eccessivo apporto calorico e a un carico glicemico più elevato.

Non solo. Il consumo eccessivo di calorie, grassi saturi e zucchero contribuisce all’aumento di peso e ad un rischio più elevato di obesità, che è un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari.

Lo studio ha dimostrato infine che i bambini che consumavano elevate quantità di UPF tendevano ad avere un apporto inferiore di frutta e verdura. Questi alimenti, insieme a un modello dietetico sano, sono noti per essere benefici per la salute cardiometabolica.

Cibo ultraprocessato = ultraconveniente?

Il problema è che evitare gli alimenti ultraprocessati non è così facile per tutti. Ci sono molti fattori che condizionano l’alimentazione, come abitudini di vita, fattori economici e culturali.  

Lo studio ha rilevato che i bambini con le maggiori quantità di alimenti ultraprocessati nella loro dieta avevano madri più giovani, con un indice di massa corporea più elevato e livelli di istruzione e di occupazione più bassi. I risultati confermano quelli di altri studi europei, che hanno dimostrato che i figli di madri con un livello di istruzione inferiore o con uno status socioeconomico inferiore hanno maggiori probabilità di consumare UPF.

Secondo Freeman, questi risultati confermano le tendenze alimentari degli adulti. Nei contesti in cui il cibo fresco potrebbe essere più difficile da ottenere, gli alimenti ultraprocessati sono più accessibili e poco costosi, aumentando il rischio cardiometabolico in futuro.

“Gli alimenti ultraprocessati sono anche ultraconvenienti”, ha affermato Freeman. “Di conseguenza, le persone li prendono quando danno da mangiare ai propri figli, e i loro figli non hanno fame, ma sono pieni di tutte queste diverse sostanze chimiche, sostanze, condimenti, zucchero e qualunque cosa da cui diventano molto dipendenti”.

Freeman ha sottolineato che dare ai bambini alimenti ultraprocessati senza fornire anche frutta e verdura fresca li espone inevitabilmente a problemi futuri, per non parlare del rischio di obesità infantile che è sempre più diffusa.

Aggiungere all’alimentazione dei bambini cibi più nutrienti e incoraggiare il più possibile l’attività fisica è fondamentale, ha aggiunto Berger. “Se si riesce a fare qualcosa per creare precocemente uno stile di vita sano, c’è una ragionevole possibilità che si possano eliminare le sindromi metaboliche più avanti nella vita, come il diabete, l’obesità e tutte le complicazioni associate al diabete e all’obesità”.

Certamente, saranno necessari ulteriori studi prospettici per convalidare i risultati di questa ricerca. Le basi, però, sono state tracciate e certamente ci saranno presto nuovi approfondimenti che aiuteranno a creare maggiore consapevolezza sull’impatto di una alimentazione corretta sulle generazioni future.  

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *