Social media e depressione negli adulti: un nuovo studio conferma il legame

L’ultimo di una serie di studi che indagano i collegamenti tra uso dei social media e depressione suggerisce che i due vadano di pari passo. Da un lato, i social media sono un modo per le persone di rimanere in contatto con una comunità più ampia e ottenere informazioni su cose che le interessano. Dall’altro, si moltiplicano gli studi che denunciano effetti negativi nell’uso soprattutto prolungato di questi strumenti.

I social media sono già stati ampiamente collegati ad ansia e depressione negli adolescenti; ora nuove prove suggeriscono che piattaforme come TikTok e Instagram possono lasciare segni di problemi psichici anche negli adulti di mezza età.

La ricerca, pubblicata martedì sulla rivista medica JAMA Network Open, si è protratta per un anno e si è basata su una serie di sondaggi su 5.395 adulti. Nessuno aveva riportato nemmeno una lieve depressione all’inizio dello studio.

Social media e depressione: lo studio

I sondaggi si sono realizzati da maggio 2020 a maggio di quest’anno. Sono iniziati come un modo per i ricercatori di saperne di più su come gli adulti stavano affrontando la pandemia di Covid-19; nel corso del tempo, però, i ricercatori si sono sempre più interessati al fatto che l’uso dei social media potesse essere collegato a cambiamenti nella salute mentale.

“Stavamo chiedendo alle persone che non erano depresse informazioni riguardo all’uso dei social media”, ha detto il dottor Roy Perlis, uno degli autori dello studio. “Poi siamo tornati più tardi per vedere se le persone che utilizzavano determinati tipi di social media avevano maggiori probabilità di essere depresse”.

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Rispetto agli adulti che non usavano i social media, “le persone che stavano usando Facebook, TikTok e Snapchat avevano sostanzialmente maggiori probabilità di tornare e dirci che si sentivano depresse la volta successiva che compilavano il sondaggio “. Sono queste le parole di Perlis, professore di psichiatria presso la Harvard Medical School e il Massachusetts General Hospital.

La ricerca non dimostra che i social media causano la depressione. In effetti, è anche possibile che le persone già inclini a sentirsi tristi o che hanno un tono dell’umore basso abbiano maggiori probabilità di accedere ai social network.

Social e crisi mentale da pandemia

Ma questo si aggiunge alla prova di una crescente crisi della salute mentale negli Stati Uniti. Quasi un terzo degli adulti americani ha riferito di sentirsi depresso in uno studio di ottobre, rispetto all’8,5% prima della pandemia.

Gli intervistati che avevano sintomi anche minimi di depressione all’inizio hanno manifestato maggiori probabilità di segnalare un aumento dei sintomi nei sondaggi successivi se usavano i social media.

La ricerca ovviamente ha i suoi limiti; non può svelare a quali tipi di contenuti le persone si siano esposte o cosa abbiano cercato online. E studi precedenti hanno mostrato un aumento complessivo dell’uso dei social media nell’ultimo anno.

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Esperti esterni teorizzano che vedere gli altri godersi la vita o comunque vivere la loro vita migliore sui social media può ricordare alle persone cosa si sono persi nell’ultimo anno.

I social media tendono ad agire come una sorta di “bobina sfrigolante” per le persone, afferma Mitch Prinstein, direttore scientifico dell’American Psychological Association. “I nostri cervelli non sono costruiti per questo tipo di interazione sociale. E i social media stanno in qualche modo dirottando la necessità di interazione sociale con qualcosa di molto artificiale e insufficiente”, ha affermato. “I social media sono le calorie vuote dell’interazione sociale”.

Concorda anche il prof. Rachel Wu, docente associato di psicologia presso l’Università della California, Riverside. I social media potrebbero “riempire un vuoto, ma non stanno facendo un ottimo lavoro”, ha detto.

Né Wu né Prinstein sono stati coinvolti nella nuova ricerca.

Peraltro, lo stesso Perlis ha affermato che il suo team ha scoperto l’associazione tra uso dei social media e aumento dei sintomi della depressione anche dopo aver tenuto conto di fattori come l’isolamento durante la pandemia.

Social media e depressione: quali sono i peggiori

La ricerca ha anche riscontrato differenze di età nel modo in cui determinate piattaforme hanno avuto un impatto sulla salute mentale. I sintomi depressivi si manifestano più comunemente tra gli utenti di Facebook di età inferiore ai 35 anni rispetto agli anziani.

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È vero il contrario per gli utenti di Snapchat e TikTok: si segnalano più sintomi depressivi tra le persone di età superiore ai 35 anni.

Le ragioni di tali risultati non sono chiare. Sapevamo già da altri studi di un TikTok pericoloso per la salute dei ragazzi, ma i nuovi dati aprono nuove preoccupazioni. I motivi potrebbero essere ricercati nel fatto che Snapchat e TikTok sono mezzi fortemente visivi; forse per questo influenzano gli adulti e gli anziani in modo più accentuato. Oppure il dato potrebbe suggerire che una persona, frequentando social normalmente usati da altre fasce di età, non vi si trovi a suo agio; forse perché non è sincronizzata con i suoi coetanei. In ogni caso, Perlis ha affermato che sono necessarie ulteriori ricerche per interpretare i risultati in modo appropriato.

In definitiva, quale che sia legame tra social media e depressione, gli esperti raccomandano di prestare attenzione al tempo trascorso sui social media.

“I programmi sono progettati per tenerti attivo il più a lungo possibile”, ha detto Prinstein. “Cerca di essere consapevole di quanto tempo stai spendendo su di loro.”

Un articolo di Alice Borghesini pubblicato il 24 Novembre 2021 e modificato l'ultima volta il 27 Novembre 2021

Alice Borghesini

Da sempre coltiva una grande passione per la scrittura che recentemente ha rivolto anche al mondo web. E' sempre alla ricerca delle ultimissime notizie in tema di salute e vita sana.

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